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Il sentiero inizia dalla strada sbrecciata in prossimità dell'ex albergo Stella indicato da un cartello in legno. Dopo pochi metri, a sinistra, si entra nel prato e si sale costeggiando il fosso dei Quarti. Dopo aver superato un piccolo nucleo di case in legno, si entra nel fosso stesso, si prosegue con evidente mulattiera fino all'inizio della Costa dei Quarti. La mulattiera è nascosta nel fitto di un bosco di Faggio, non è raro incontrare tracce, impronte e resti di pasti di tasso, di volpe, di faina e di lepre. Nel periodo del passo si ode il frullare delle beccacce nella faggeta. Giunti al limite della vegetazione arborea: la mulattiera diviene sentiero ed inizia la Costa dei Quarti. Qui il sentiero n°207 si incrocia con il sentiero n°209 che sale dalla "Chiavellara". Da queste Creste, nelle limpide giornate d'estate, si può spaziare sui lontani M. Sibillini, sul più vicino M. Subasio e sul M. Pennino. Guardando verso nord, il M. Maggio con le sue tre cime, il M. Cucco con le sue grotte e il più alto M. Catria. Per il sentiero di cresta, attraversando piccole vallette nascoste, si giunge alla vetta del M. Serrasanta. Dall'Eremo, lo sguardo si posa inevitabilmente giù verso la lunga Valle del Fonno, profonda gola scavata dalle acque del fiume Feo sul calcare massiccio del M. Serrasanta e del M. Fringuello. I versanti sono ricoperti nella parte alta da magnifici boschi di faggio, e nella parte più bassa, in prossimità della Rocchetta, dalla macchia submediterranea che annovera specie, quali il leccio, il terebinto, lafillirea. All'interno della chiesetta, che fu eretta in onore della S.S. Trinità nel secolo XVI si può osservare la Pala esposta sull'altare riproducente S. Facondino, la Madonna, S. Rocco, S. Sebastiano. La pala è di produzione gualdese e secondo il Guerrieri dovrebbe essere riferita alla terribile pestilenza che si abbattè sulla popolazione gualdese nel 1527, infatti S. Rocco e S. Sebastiano sono Santi protettori dalla peste. Scendendo verso il piazzale Belvedere si prosegue poi per la strada fino ad alla prima curva verso sinistra dove un omino di sasso ci introduce all'interno del bosco della Trinità. Dentro il bosco, in marzo-aprile si possono osservare i delicati bucaneve e nelle radure i rosei crochi e lassù sui prati più alti in maggio le profumate genzianelle. Dopo 100 metri, si raggiunge la Cannuina e da qui per evidente strada brecciata superata la Caciera (rifugio adibito all'allevamento del bestiame) si arriva breve tempo il cuore della valle stessa.
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